Cultura Popolare

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Esiste una forma minore dell’Arte che viene, spesso dimenticata dalla cultura ufficiale e che, forse impropriamente, viene denominata "popolare". Infatti questo termine, che è stato usato in maniera parziale e propagandistica dalla sinistra, proprio per questo motivo è stato accantonato dalla cultura ufficiale. Sono stati lasciati cadere nella dimenticanza, in questa maniera, una grande quantità di tradizioni popolari, come i canti nati nel popolo, e importantissime tradizioni teatrali, come ad esempio quella delle Maschere e quelle del Maggio e del Bruscello, le quali sono recitazioni appartenenti alla tradizione contadina e che raccontano vecchie storie il cui rapporto con la realtà è estremamente indiretto. Sono argomenti che riguardano il settore dello Spettacolo ma anche quelli della Cultura propriamente detta e dell’Educazione. Infatti è solo attraverso l’educazione che certi elementi della nostra cultura possono essere trasmessi alle nuove generazione che, invece, ne stanno perdendo memoria.
Per chi voglia rivalutare e rinverdire le proprie radici nazionali diventa naturale l’impegno a riscoprire certi elementi culturali della propria tradizione e a combattere quelle volontà che tendono a soffocare la reale essenza non solo delle tradizioni, ma della cultura stessa. Questo anche per togliere dall’egemonia della sinistra elementi che alla sinistra non sono mai appartenuti e che, anzi, stridono con la sua politica antinazionale e multiculturale.
È utile ricordare, comunque, come tali dimenticanze si siano cominciate a verificare solo dopo l’ultimo conflitto mondiale e come i governi precedenti avessero creato addirittura un Ministero addetto alla riscoperta e alla rivalutazione di tutti gli elementi utili per la definizione di un più completo spirito nazionale legato a realtà che fanno parte della nostra storia e della nostra cultura più autentica.
La nozione di arte popolare era; stata abbozzata e definita, da una parte in margine agli studi sulla poesia popolare avviati con la rivalutazione romantica dei concetti di popolo e di nazione, dall'altro in opposizione all'estetica idealista che aveva usato il termine di "popolare" come sinonimo deteriore nei confronti della cosiddetta arte colta. Proprio intorno al 1930 venne chiarendosi la necessità di una più circostanziata indagine storico-sociale, dalla quale la nozione di arte popolare uscì arricchita di un contenuto più sfumato e problematico, liberandosi delle ideologie aprioristiche che sembravano attribuirle un'essenza universale e immutabile. L'aggettivo popolare, applicato all'arte è divenuto così realmente indice di una qualità individuabile storicamente, che è strettamente connessa al complesso delle caratteristiche culturali e sociologiche dell'ambiente al quale si riferisce e in cui si manifesta, anche se rimangono talvolta discutibili i confini tra arte popolare, arti minori e artigianato, contribuendo , a confonderne i limiti certi filoni d'arte naïve, primitiva o provinciale. Tra arte popolare e artigianato in particolare, sembra venirsi a disporre la ricca e varia produzione tradizionale delle diverse realtà regionali italiane; produzione in seno alla quale l'oggetto d'uso può assumere il tono della creazione unica o dell'elemento di serie ridotta.
Tra le forme dell’arte popolare è lecito ricordare innanzitutto l'architettura nelle sue forme rustiche e spontanee, dalle forme di edilizia dell’Alto Adige e delle valli alpine italiane, ai trulli pugliesi e alla corte padana. Ci sono poi quelle lavorazioni artigianali che sono a cavallo tra artigianato e arte. Cosa è che distingue, infatti, l’artigiano dall’artista? Mettiamo un pennello in mano a uno e all’altro e poniamoli davanti a una vetrata da dipingere e lo sapremo. Lo scultore su legno e l’artigiano che crea basi pregiate di mobili, non usano gli stessi attrezzi? Non è quindi il mezzo che crea l’arte ma il genio. Così possiamo trovare innumerevoli esempi di arte in certe lavorazioni come i lavori d’intarsio su legno, le statuine dei presepi napoletani, i cassoni nuziali sardi, certe lavorazioni in ferro battuto, i pizzi di Burano e della Liguria, la vetreria di Murano, le filigrane della Sicilia, la pittura su vetro, la ceramica di Gubbio, Deruta e Faenza, i carretti siciliani, e così via.
Ma esiste anche un’arte legata alla letteratura. Con il termine di letteratura popolare si intende comprendere non solo le manifestazioni letterarie vere e proprie come poesie, novelle, proverbi, storielle e leggende, ma anche tutte le espressioni di arte popolare dai canti cosiddetti folcloristici, a quell'intero patrimonio più giustamente considerato nelle tradizioni o nella cultura popolare. E la loro ricerca e rielaborazione diventa la testimonianza qualificante della popolarità ridando in tal senso valore storico alla manifestazione popolare, in quanto creata e trasmessa dall'anima popolare, custode di un fondamentale sentimento che filtra nel tempo.
Per quanto riguarda quei tipi di musica denominati popolare o di folclore, il pregiudizio secondo cui sarebbe "semplice" o "rozza" rispetto a quella colta è stato distrutto dall’esame approfondito di registrazioni di esecuzioni autentiche di musiche e canti nati e provenienti dal cuore della nazione. Rispetto alla musica colta, è notevole il rapporto psicologico che intercorre tra il canto popolare e i suoi fruitori. In genere chiunque può partecipare alle esecuzioni canore e musicali della sua comunità. Tipica in questo senso è anche la larghissima presenza di esecuzioni corali durante i lavori agricoli, durante le "veglie" nelle stalle, ecc..
Nel mondo popolare la musica e il canto solo raramente sono occasione e motivo di puro svago o di godimento estetico fine se stesso, ma vengono legati a occasioni cerimoniali e sociali di vario genere, a funzioni di comunicazione di vario tipo. Per esempio si trovano canti di lavoro, destinati ad alleviare la fatica, ritmandola: degni di attenzione tra questi sono i canti di tela; ninne nanne che alla funzione di conciliare il sonno al bambino uniscono molto spesso quella di manifestare sentimenti diversi, lamenti funebri che esprimono e insieme dolore incanalandolo in forme tradizionali, e insieme esprimono il disagio della propria condizione; canti di corteggiamento e canti di nozze; canti di questua, che vengono eseguiti in coro da gruppi di persone che, in particolari occasioni festive vanno di casa in casa formulando auguri per i membri della famiglia e chiedendo doni; canti magici come quelli che vengono impiegate in Puglia nella terapia tradizionale del tarantismo. Un particolare rilievo hanno le ballate diffuse dai musicisti cantori "a tempo pieno" che, comunque, cominciano a essere figure piuttosto rare essendosi ridotto notevolmente il numero dei cantastorie ambulanti. La canzone popolare è una parte di quel patrimonio che il mondo dell’informazione e l’industria dello spettacolo hanno soffocato. È una grande espressione di popolo che fa parte della memoria ed è fondamentale per la nostra storia che non è solo una storia di trattati ma è anche una storia minima, una storia di costume di cui, altrimenti, nessuno avrebbe più ricordo.
Tutto ciò fa parte di un bagaglio culturale che si cerca disperatamente di seppellire, avendone sfruttati solo gli aspetti (pochi) protestatari e utili alla diffusione di sentimenti collettivistici. Infatti se la si osserva nella sua complessità, nella canzone popolare si scopre un grande amore per la famiglia, per le tradizioni, per la Patria, e anche un grande senso di individualismo. Tutti elementi che stridono con certi principi livellatori, e nello stesso tempo superlibertari, che ispirano almeno una buona parte della nuova sinistra.
Nella canzone popolare italiana I testi "lirici" prevalgono su quelli narrativi, i quali comunque hanno forme assai diverse. Dalla solarità dei canti siciliani si passa ai canti dell'Italia settentrionale dove la principale caratteristica è canzone epico-lirica a carattere narrativo. Una collocazione certamente a parte ha la Sardegna, la cui musica presenta importanti tratti arcaici dove si riscontrano forme di polivocalità, che hanno relazione con forme toscane, liguri, istriane, ma anche bretoni e caucasiche. Nel suo insieme, la musica popolare italiana costituisce un patrimonio tutto sommato più vitale di quanto non si voglia far pensare.
Tutto questo patrimonio di tradizioni artigianali e artistiche, che tra l’altro hanno la capacità di rilanciare anche nuove attività di lavoro (anche se di antica origine) nel tessuto sociale italiano, è minacciato dal disinteresse degli organi di governo, soprattutto regionale, che dovrebbero avere il compito di salvaguardarle. Non ci dimentichiamo di quello che è riuscito a fare il mondo della moda italiana nel mondo. Un settore che si mosso autonomamente alla ricerca di altri mercati e che attualmente forma uno dei capitoli più interessanti dell’esportazione italiana. Anche l’artigianato artistico, in tutte le sue forme, ha le stesse capacità. È di vitale importanza, anche in vista dell’insediamento di nuovi piccoli impianti produttivi (a livello artigianale) nel meridione d’Italia, non perdere anche questo appuntamento